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GRUPPI con metodo del “FOTOLINGUAGGIO”

GRUPPI con metodo del “FOTOLINGUAGGIO”

IL FOTOLINGUAGGIO uno strumento per promuovere i processi di simbolizzazione e di conoscenza di sè Il metodo del Fotolinguaggio si avvale di una selezione di immagini fotografiche artistiche, partendo dal concetto che la fotografia può essere considerata un potente mezzo di comunicazione e un efficace strumento di introspezione e conoscenza di sé. Questo metodo permette un’attività rappresentativa, promuove la creazione di simboli, favorisce l’immaginario e il processo di simbolizzazione; esso consente di usare la foto come tramite per raccontare se stessi, facilitando così la narrazione di sè e l’esplorazione dei propri vissuti. Aiuta il soggetto ad esprimersi agevolando enormemente la presa di parola di fronte al gruppo; nutre la capacità immaginitava, aprendo nuovi spazi di pensiero e sostenendo la creatività. Inoltre, questo strumento promuove il confronto con l’altro supporta le interazioni, in particolare le produzioni immaginarie nella loro dimensione individuale e gruppale, favorendo anche gli scambi identificatori. La condivisione in gruppo stimola l’attenzione, i processi di verbalizzazione e simbolizzazione. La creazione di un clima di fiducia e sostegno reciproco rafforza le funzioni relazionali e l’ascolto di punti di vista diversi in un confronto dialogico contribuisce ad ampliare l’immaginazione. Questo tipo di esperienza permette di esercitare la propria capacità di ascolto di sé e dell’altro, di approfondire la conoscenza di sé e di migliorare la capacità di comunicare con gli altri, valorizzando la propria individualità e sviluppando il proprio pensiero creativo grazie allo scambio col pensiero dell’altro. Si propongono percorsi di gruppo a cadenza settimanale, di circa 8/10 partecipanti, suddivisi per fasce...
GRUPPI con metodo “FARE STORIE”

GRUPPI con metodo “FARE STORIE”

IL "FARE STORIE" un metodo per prevenire e supportare i disturbi del pensare Il “Fare storie” è un metodo ideato da Ferruccio Marcoli, psicoterapeuta e socioanalista, con l’obiettivo di accompagnare i bambini e gli adolescenti nella loro crescita emotiva e sentimentale. Può essere utilizzato sia in chiave preventiva che terapeutica a supporto dei così detti “disturbi del pensare”: il bambino/ragazzo, attraverso il racconto o la rappresentazione delle storie, esprime i suoi vissuti in un contenitore regolato e, attraverso una relazione adeguata, si cerca di dare contenimento alle sue ansie, con l’obiettivo di aiutarlo a controllarle e a gestirle. In particolare, ci si rivolge a quelle situazioni di instabilità emotiva, di difficoltà relazionali e di incapacità a gestire e ad elaborare conflitti e aggressività. Queste problematiche possono anche perturbare quello che è l’inserimento del bambino/ragazzo nel mondo della scuola, rendendo difficoltoso il suo profitto scolastico. Nella pratica del “fare storie che si susseguono” accogliamo i bambini/ragazzi in un contenitore regolato. Le poche regole con le quali si confronteranno sono legate allo spazio, al tempo, all’esclusione, al rispetto di sé, dell’altro e degli oggetti, al fare storie con cinque personaggi dicendo tutto quello che vogliono. L’adulto fa parte del contenitore in quanto lo delimita attraverso le regole e il loro rispetto e diventa egli stesso contenitore di tutto ciò che i bambini/ragazzi portano nella stanza. Proponiamo dei percorsi in piccoli gruppi (min 3 max 5 soggetti) suddivisi per fascia d’età, che si incontrano a cadenza...